venerdì 11 dicembre 2015

Processo La Svolta parte 2: perché il comune andava sciolto comunque


A poco più di un anno dal processo di primo grado e a 3 anni esatti da quando un elicottero dei Carabinieri atterrò in Piazza del Comune causando un autentico terremoto nella politica ventimigliese e nel mondo della criminalità organizzata locale, ieri pomeriggio è stata emessa dalla Corte d'Appello di Genova la sentenza del secondo grado del procedimento ribattezzato “La Svolta”, nato per chiarire i rapporti fra istituzioni e criminalità e per far luce sulla presenza della 'Ndrangheta nel Ponente Ligure.

Vi proponiamo qui sotto un rapido schema sulle decisioni prese in primo e secondo grado relativamente agli imputati principali, seguito da una serie di considerazioni che ci sentiamo di dare come Alternativa Intemelia e con cui cerchiamo di delineare un breve bilancio di quanto stabilito fin'ora in sede processuale, convinti come siamo che il vecchio e abusatissimo adagio secondo cui “le sentenze non si commentano” sia da rigettare in toto visto che è la nostra stessa Costituzione a stabilire che le ragioni alla base di provvedimenti giudiziari debbano essere rese pubbliche, ciò principalmente al fine di rendere partecipe l'intera comunità dell'amministrazione della giustizia, esercitandone così un adeguato e diffuso controllo.

PRIMO GRADO
Giuseppe Marciano': 16 anni
Antonio Palamara: 14 anni
Giuseppe Gallotta: 14 anni
Vincenzo Marciano' (nipote di Giuseppe): 7 anni e sei mesi
Vincenzo Marciano': (figlio di Giuseppe) 13 anni
Giovanni Pellegrino: 10 anni e 6 mesi
Roberto Pellegrino: 10 anni e 6 mesi
Maurizio Pellegrino: 16 anni
Annunziato Roldi: 7 anni
Ettore Castellana: 8 anni
Antonio Barilaro: 7 anni
Omar Allavena: 7 anni e 7 mesi
Federico Paraschiva: assolto
Stefania Basso: assolta
Enzo Gammicchia: assolto
Gaetano Scullino: assolto
Marco Prestileo: assolto

SECONDO GRADO
Giuseppe Marciano': 15 anni e 4 mesi
Antonio Palamara: assolto
Giuseppe Gallotta: 14 anni
Vincenzo Marciano' (nipote di Giuseppe): 7 anni
Vincenzo Marciano': (figlio di Giuseppe) 13 anni
Giovanni Pellegrino: assolto
Roberto Pellegrino: assolto
Maurizio Pellegrino: 9 anni
Annunziato Roldi: 8 anni
Ettore Castellana: 8 anni
Antonio Barilaro: assolto
Omar Allavena: 7 anni
Federico Paraschiva: 7 anni
Stefania Basso: 2 anni
Enzo Gammicchia: 2 anni
Gaetano Scullino: assolto
Marco Prestileo: assolto

Da un primo confronto fra le sentenze di primo grado e di Appello emerge immediatamente un primo e storico dato: l'esistenza della 'ndrangheta a Ventimiglia è stata sancita e confermata giuridicamente in entrambi gradi di giudizio. Le condanne ai membri e agli affiliati della “locale” 'ndranghetusa ventimigliese sono rimaste praticamente immutate fra un grado e l'altro, delineando così in modo inequivocabile l'attività pervasiva di un clan criminale sul territorio intemelio.
Alla luce di ciò ci sembra la decisione di sciogliere il comune di Ventimiglia per presunte infiltrazioni mafiose sia stata corretta perché ha tutelato tutta la cittadinanza da quegli stessi soggetti che oggi sono stati bollati da una Corte d'Appello come “ndranghetisti” ma che all'epoca stavano cercando di tessere legami con la pubblica amministrazione al fine di curare i propri interessi anche a livello istituzionale. A chi oggi urla al “complotto” o al “rovesciamento dell'ordine democratico” quando si riferisce allo scioglimento del Comune, vorremo ricordare una volta di più che si tratta di uno strumento legislativo di natura amministrativa per il cui utilizzo non è assolutamente necessario provare la responsabilità penale di un amministratore fino al terzo grado di giudizio (come anche affermato in modo chiaro dalla Corte Costituzionale con la sentenza 103 del 1993), visto che lo scioglimento di un'amministrazione viene decretato essenzialmente per PREVENIRE un qualsiasi tipo di influenza mafiosa sull'ordinamento democratico di una città. Di conseguenza, se si dovesse aspettare lo sviluppo e la conclusione di un procedimento penale collegato, verrebbe totalmente meno la natura PREVENTIVA di questo importante istituto.
La seconda e immediata considerazione che emerge dal processo d'Appello è che gli imputati che si riteneva facenti parte di una struttura “mafiosa” operante a Bordighera sono stati interamente scagionati o hanno beneficiato di grossi sconti di pena: Antonio Barilaro e i fratelli Giovanni e Roberto Pellegrino sono stati infatti assolti pienamente dall'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso “per non aver commesso il fatto”, mentre l'altro fratello Maurizio ha beneficiato di un netto sconto di pena perché si è visto cadere l'aggravante mafiosa legata ad altri reati che aveva commesso.
In poche parole viene negata la presenza della 'ndrangheta a Bordighera.
Una decisione che fa pensare curiosamente alla Città delle Palme come ad un'oasi felice immune da certi condizionamenti o all'esistenza di un immaginario muro atto a separare Ventimiglia e Vallecrosia da Bordighera.
Naturalmente bisogna aspettare le motivazioni della sentenza per sapere qualcosa di più su questa decisione, ma già da ora pare evidente come il Pm Arena avrà ottime ragioni per ricorrere in Cassazione contro queste assoluzioni.

L'ultima breve riflessione è dedicata alla prevedibile conferma in Appello dell'assoluzione di Prestileo e Scullino dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Francamente non vorremmo spendere molte altre parole sul loro operato: anche se forse nessuna Corte li riterrà “colpevoli di mafia”, noi li riterremo sempre moralmente e politicamente responsabili di quanto avvenuto a Ventimiglia negli ultimi anni.
Un modo di amministrare la cosa pubblica che, anche se non potrà essere definito “mafioso”, è stato caratterizzato da ambiguità, incapacità, e spregiudicatezza nell'intimidire (con querele e non) chiunque osasse alzare la voce per criticare il suo operato o per denunciare la presenza della criminalità organizzata nel suo Comune.

Jacopo Colomba

martedì 3 febbraio 2015

L'incandidabilità di Scullino e la responsabilità politica


Da qualche giorno le Sezioni Unite della Cassazione, ovvero l'organo giurisdizionale più autorevole del nostro ordinamento, hanno sancito la definitiva incandidabilità per un turno elettorale del nostro ex sindaco, Gaetano "Tano" Scullino, ribadendo quanto già deciso dalla Corte di Appello di Genova e la sancendo la probabile fine della sua carriera politica.
Le motivazioni che hanno portato a questa pronuncia sono estremamente interessanti ma sono forse sfuggite a molti ventimigliesi, motivo in più per ribadirle e diffonderle anche a qualche giorno di distanza.
Le Sezioni Unite, infatti, non solo precisano che il processo "La Svolta" deve essere assolutamente distinto da quello volto a determinare l'incandidabilità, ma che per ritenere un amministratore incandidabile non è necessaria una sentenza definitiva di condanna per un reato di stampo mafioso, essendo a tal fine sufficiente rilevare una situazione di cattiva gestione della cosa pubblica, da attribuire al nostro Tano in quanto facilmente asservibile e condizionabile dalle pressioni provenienti dalla criminalità organizzata e dalla cupola di Marcianò.
In poche parole la Cassazione ha definitivamente sancito quanto, come Alternativa Intemelia, abbiamo sempre cercato di far capire ai ventimigliesi: un contro è la responsabilità penale relativa a certe condotte, ben altra è quella POLITICA e MORALE di un amministratore, e per attribuirla non è necessario attendere nessun terzo grado di giudizio, come ha sempre cercato di insegnare Borsellino in una magistrale "Lezione sulla mafia" tenuta nel 1989 e che vi consiglio di andare a vedere a questo link.
Cercare di far capire questa differenza ai nostri concittadini è stata però una missione alquanto difficile e mai completamente portata a termine.
Scullino è stato infatti un politico tanto spregiudicato e audace quanto abile a stringere mani e a rivolgere sguardi compiacevoli a chiunque lo incrociasse, alla perenne ricerca di un segno di consenso e approvazione.
Questo atteggiamento, unito ad un fare "decisionista", volto alla realizzazione di opere pubbliche in breve tempo e al minor costo possibile (senza però badare troppo alle regole esistenti e ai personaggi di cui si circondava), gli hanno fatto guadagnare un'immensa popolarità presso l'opinione pubblica cittadina, popolarità che ancora oggi in parte detiene e che ha portato molti ventimigliesi a lanciarsi in sua difesa una volta arrivata la notizia dell'assoluzione in primo grado dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ritenendo sostanzialmente ingiusto ed ingiustificato lo scioglimento del Comune.
La sentenza delle Sezioni Unite mette un pietra tombale su queste dispute: chi ha ritenuto che Scullino, tutto sommato, fosse comunque un buon politico, vicino ai problemi della cittadinanza, deve mettersi l'anima in pace. Chiunque si apra a facili ingerenze e pressioni di origine mafiosa non potrà mai essere considerato idoneo tutelare il bene comune.