martedì 3 febbraio 2015

L'incandidabilità di Scullino e la responsabilità politica


Da qualche giorno le Sezioni Unite della Cassazione, ovvero l'organo giurisdizionale più autorevole del nostro ordinamento, hanno sancito la definitiva incandidabilità per un turno elettorale del nostro ex sindaco, Gaetano "Tano" Scullino, ribadendo quanto già deciso dalla Corte di Appello di Genova e la sancendo la probabile fine della sua carriera politica.
Le motivazioni che hanno portato a questa pronuncia sono estremamente interessanti ma sono forse sfuggite a molti ventimigliesi, motivo in più per ribadirle e diffonderle anche a qualche giorno di distanza.
Le Sezioni Unite, infatti, non solo precisano che il processo "La Svolta" deve essere assolutamente distinto da quello volto a determinare l'incandidabilità, ma che per ritenere un amministratore incandidabile non è necessaria una sentenza definitiva di condanna per un reato di stampo mafioso, essendo a tal fine sufficiente rilevare una situazione di cattiva gestione della cosa pubblica, da attribuire al nostro Tano in quanto facilmente asservibile e condizionabile dalle pressioni provenienti dalla criminalità organizzata e dalla cupola di Marcianò.
In poche parole la Cassazione ha definitivamente sancito quanto, come Alternativa Intemelia, abbiamo sempre cercato di far capire ai ventimigliesi: un contro è la responsabilità penale relativa a certe condotte, ben altra è quella POLITICA e MORALE di un amministratore, e per attribuirla non è necessario attendere nessun terzo grado di giudizio, come ha sempre cercato di insegnare Borsellino in una magistrale "Lezione sulla mafia" tenuta nel 1989 e che vi consiglio di andare a vedere a questo link.
Cercare di far capire questa differenza ai nostri concittadini è stata però una missione alquanto difficile e mai completamente portata a termine.
Scullino è stato infatti un politico tanto spregiudicato e audace quanto abile a stringere mani e a rivolgere sguardi compiacevoli a chiunque lo incrociasse, alla perenne ricerca di un segno di consenso e approvazione.
Questo atteggiamento, unito ad un fare "decisionista", volto alla realizzazione di opere pubbliche in breve tempo e al minor costo possibile (senza però badare troppo alle regole esistenti e ai personaggi di cui si circondava), gli hanno fatto guadagnare un'immensa popolarità presso l'opinione pubblica cittadina, popolarità che ancora oggi in parte detiene e che ha portato molti ventimigliesi a lanciarsi in sua difesa una volta arrivata la notizia dell'assoluzione in primo grado dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ritenendo sostanzialmente ingiusto ed ingiustificato lo scioglimento del Comune.
La sentenza delle Sezioni Unite mette un pietra tombale su queste dispute: chi ha ritenuto che Scullino, tutto sommato, fosse comunque un buon politico, vicino ai problemi della cittadinanza, deve mettersi l'anima in pace. Chiunque si apra a facili ingerenze e pressioni di origine mafiosa non potrà mai essere considerato idoneo tutelare il bene comune.